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Tag: Autori italiani

Collodi, Pinocchio e l’Italia

Nei nostri giorni si è proprio perso di vista l’importanza della letteratura ed è bellissimo vedere un certo movimento per far rinascere questa passione anche tra i più giovani. Parlando della storia dell’Italia, quando nel 1861 l’Italia si unificò, circolò la celebre frase: «Fatta l’Italia, si devono fare gli italiani». Eh già, perché questo frammentato paese, unito sotto un unico re, aveva non poche sfide da affrontare.
La lingua probabilmente era tra le prime difficoltà insormontabili. Eh già, perché un siciliano e un piemontese difficilmente si sarebbero capiti. Il latino era ormai un ricordo d’élite, ma la vera sfida era trovare una lingua parlata dal popolo. Se secoli prima Dante Alighieri e San Francesco avevano tracciato la via intuendo la potenza del volgare, nell’Ottocento serviva una lingua viva, moderna e accessibile a tutti.
Fu proprio Alessandro Manzoni a indicare nel fiorentino colto dell’Ottocento il modello per la nuova lingua nazionale. Ecco dunque che si affida sempre ai toscani l’arduo compito di formare gli italiani del futuro, combattendo prima di tutto l’analfabetismo, che all’epoca colpiva quasi l’80% della popolazione.
In questo clima di ricostruzione culturale, si comincia a prestare più attenzione ai bambini, iniziando a capire che il successo del futuro risiede proprio nei giovani che saranno i primi veri italiani. Entrano in vigore le prime leggi sulla scuola dell’obbligo – come la Legge Casati e poi la Legge Coppino – e la letteratura per l’infanzia diventa una vera e propria missione di Stato. Le storie si trasformano nello strumento fondamentale per la costruzione del nostro paese: non più soltanto favole per intrattenere, ma testi per educare i nuovi cittadini.
Tra i principali scrittori dell’epoca bisogna per forza citare Carlo Lorenzini, ossia Carlo Collodi. Eh già, proprio nel 2026 si celebrano i 200 anni della sua nascita. Incredibile autore e giornalista che, con il suo Pinocchio, ha plasmato le menti di giovani e adulti, diventando un successo internazionale.
Sapevate che Le avventure di Pinocchio, dopo la Bibbia, è il libro più tradotto al mondo? Un vero capolavoro della scrittura che ha appassionato grandi e piccoli. La sua storia, per niente innocente, è ricca di significati intrinsechi che molti filosofi, pedagogisti, psicologi e storici hanno studiato e reinterpretato. Nessuno è rimasto indifferente di fronte a questa monumentale opera.
Pinocchio, che è anche simbolo dell’Italia stessa, compie un percorso che riflette quello della nazione. All’inizio è un pezzo di legno grezzo; poi diventa un burattino, quindi una creatura senza fili ma instabile, facilmente manovrabile e raggirabile da tutti quei “Paesi dei Balocchi” o finti dotti (come il Gatto e la Volpe) che cercano di distoglierlo dal suo dovere.
La sua metamorfosi finale racchiude l’obiettivo politico del Risorgimento: diventare una nazione vera, un vero bambino! Da monello, indisciplinato e frammentato, Pinocchio impara il valore della responsabilità, del lavoro e della solidarietà, trasformandosi in un cittadino consapevole e pronto ad assolvere al suo dovere. Insomma, Pinocchio è il simbolo letterario della nascita dell’Italia.
Certo, quando l’ho letto da piccolina non avevo in mente questi paragoni, ma oggi, con il senno del poi, mi rendo conto che c’è molto da analizzare. La genialità di questo autore sta proprio nella sua creatività e nel modo impeccabile con cui trasmette emozioni e messaggi civici profondi, ma sempre con il sorriso e il divertimento.

Collodi, Pinocchio, and Italy

Nowadays, the importance of literature has truly been lost from sight, and it is wonderful to see a certain movement to revive this passion even among the younger generations. Speaking of Italian history, when Italy unified in 1861, a famous phrase circulated: ‘Having made Italy, we must now make the Italians.’ And indeed, this fragmented country united under a single king faced quite a few challenges.
Language was probably among the first insurmountable difficulties. Truly, a Sicilian and a Piedmontese would have hardly understood each other. Latin was by then a distant memory of the elite, but the real challenge was finding a language spoken by the common people. While centuries earlier Dante Alighieri and Saint Francis had paved the way by sensing the power of the vernacular, the 19th century required a living, modern language accessible to everyone.
It was Alessandro Manzoni who pointed to the educated Florentine of the 19th century as the model for the new national language. Thus, the daunting task of shaping the Italians of the future was once again entrusted to the Tuscans, fighting first and foremost against illiteracy, which at the time affected nearly 80% of the population.
In this climate of cultural reconstruction, more attention began to be paid to children, as it became clear that future success lay precisely in youth, who would be the first true Italians. The first laws on compulsory schooling came into force—such as the Casati Law and later the Coppino Law—and children’s literature became a true state mission. Stories became a fundamental tool for building our country: no longer just fairy tales to entertain, but texts to educate new citizens. A true state mission. Stories became a fundamental tool for building our country: no longer just fairy tales to entertain, but texts to educate new citizens.
Among the main writers of the era, we must mention Carlo Lorenzini, also known as Carlo Collodi. Indeed, right here in 2026, we celebrate the 200th anniversary of his birth. An incredible author and journalist who, with his Pinocchio, shaped the minds of young people and adults, becoming an international success.
Did you know that The Adventures of Pinocchio is the most translated book in the world after the Bible? A true masterpiece of writing that has fascinated both children and adults. His far-from-innocent story is full of intrinsic meanings that many philosophers, educators, psychologists, and historians have studied and reinterpreted. No one has remained indifferent to this monumental work. 
Pinocchio, who is also a symbol of Italy itself, undergoes a journey that reflects that of the nation. At first, he is a rough piece of wood; then he becomes a puppet, and thus a creature without strings but unstable, easily manipulated and deceived by all those ‘Toylands’ or fake scholars (like the Fox and the Cat) who try to distract him from his duty. 
His final metamorphosis encapsulates the political goal of the Risorgimento: to become a true nation, a real boy! From being a rascal, undisciplined and fragmented, Pinocchio learns the value of responsibility, work, and solidarity, transforming into a conscious citizen ready to fulfill his duty. In short, Pinocchio is the literary symbol of the birth of Italy. 
Of course, when I read it as a little girl, I didn’t have these comparisons in mind, but today, with the benefit of hindsight, I realize there is so much to analyze. The genius of this author lies precisely in his creativity and in his impeccable way of transmitting deep civic messages and emotions, but always with a smile and a sense of fun.

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