Skip to content

Category: esperienze

Libri che vanno letti!

Quest’anno mi ero promessa una cosa molto precisa: leggere autori americani, come piccolo omaggio ai 250 anni della Costituzione degli Stati Uniti. Era un progetto chiaro, quasi simbolico.
E invece la letteratura, come spesso accade, ha deciso per me.
Mi sono ritrovata tra le mani tre libri russi, uno più travolgente dell’altro.
Il primo che ho letto quest’anno è stato La ballerina dello Zar di Adrianne Sharp, una storia realmente accaduta che racconta gli ultimi anni della Russia imperiale attraverso la figura dell’ultimo Zar. Un racconto affascinante, pieno di eleganza, malinconia e crepe storiche che preannunciano la rivoluzione. Ma è stato proprio quel clima, quel fermento russo così carico di tensione e destino, a trascinarmi verso un libro che credo mi abbia cambiata per sempre.

Parlo del capolavoro di Dostoevskij: Delitto e Castigo. Non è solo una storia. È un abisso umano. Un libro che, più che essere letto, ti attraversa. Credo sia una lettura quasi obbligatoria, non soltanto per la trama, ma per la perfezione assoluta della sua scrittura. Una precisione psicologica e stilistica talmente potente da lasciare senza fiato. Leggendolo ho provato qualcosa di profondamente umiliante, nel senso più puro del termine: mi ha resa umile. Io sono un’autrice.
Ma davanti a Dostoevskij ho capito che essere scrittori è un’altra cosa. La sua scrittura è di una perfezione quasi sconvolgente.

E come se non bastasse, ho continuato il viaggio con Anna Karenina di Tolstoj. Anche questo è un libro che ha moltissimo da insegnare. Una profondità descrittiva così vasta e viva che tutto il resto, per un momento, sembra quasi dissolversi. Ora mi trovo davanti a nuove letture… ma con una certa difficoltà.
Perché dopo Dostoevskij e Tolstoj, la letteratura cambia dimensione. Sono questi autori che non solo raccontano storie: ridefiniscono il modo stesso di scrivere. A noi principianti della parola, tolgono la penna dalle mani. Questi sono libri che definitivamente andrebbero letti almeno una volta nella vita.

Books one needs to read once in one’s life!

This year I had promised myself something very specific: to read American authors, as a small tribute to the 250th anniversary of the United States Constitution. It was a clear plan, almost symbolic.

And yet literature, as often happens, decided for me.
I found myself holding three Russian books, each more overwhelming than the last.
The first one I read this year was The Ballerina of the Tsar by Adrianne Sharp, a story based on real events that recounts the final years of imperial Russia through the figure of the last Tsar. It is a fascinating narrative, full of elegance, melancholy, and historical fractures that foreshadow the revolution. But it was precisely that atmosphere—that Russian ferment so charged with tension and destiny—that pulled me toward a book I believe changed me forever. I am speaking of Dostoevsky’s masterpiece: Crime and Punishment. It is not just a story. It is a human abyss. A book that, more than being read, passes through you. I believe it is almost a mandatory reading—not only for its plot, but for the absolute perfection of its writing. A psychological and stylistic precision so powerful it leaves you breathless.

While reading it I experienced something profoundly humbling, in the purest sense of the word: it made me humble. I am an author. But in front of Dostoevsky I understood that being a writer is something else entirely. His writing possesses an almost shocking perfection. And as if that were not enough, I continued the journey with Anna Karenina by Tolstoy. This too is a book that has an immense amount to teach. Its descriptive depth is so vast and alive that everything else, for a moment, seems to dissolve.

Now I find myself facing new readings… but with a certain difficulty.

Because after Dostoevsky and Tolstoy, literature changes dimension. These are authors who do not merely tell stories—they redefine the very way writing is done. For us beginners of the written word, they almost take the pen out of our hands.

These are books that truly should be read at least once in a lifetime.

Comments closed

Le lingue straniere

La difficoltà di mantenere attiva la propria lingua madre quando si vive all’estero è un fenomeno reale e spesso sottovalutato. Non avrei mai immaginato che fosse possibile dimenticare la propria lingua, eppure accade: come qualsiasi altra competenza, se non viene esercitata, tende ad affievolirsi. È vero che può essere recuperata, ma non senza impegno e in condizioni tutt’altro che semplici.

Vivo negli Stati Uniti da venticinque anni e, già dopo i primi cinque, mi sono resa conto di avere difficoltà a esprimermi in italiano. Nonostante i contatti quotidiani con la mia famiglia, avvertivo una sorta di blocco: non si trattava soltanto di una momentanea mancanza di vocaboli, situazione che, in parte, persiste ancora oggi, bensì di una perdita di fluidità e naturalezza nell’espressione. Leggevo in italiano, ascoltavo la radio e cercavo di parlare ogni giorno con qualcuno nella mia lingua madre, ma tutto questo non era sufficiente.

Ciò che ha realmente contribuito a preservare la mia competenza linguistica è stato il tentativo di ricreare intorno a me un piccolo “angolo d’Italia”. Trovare un gruppo di amici con le stesse esigenze è stato determinante: condividere la lingua in modo costante e spontaneo mi ha permesso di recuperare sicurezza e padronanza. Per rafforzare ulteriormente le mie competenze ho iniziato a insegnare italiano in maniera più intensiva. Paradossalmente, l’insegnamento a studenti stranieri comporta talvolta una semplificazione del registro linguistico, ma questo è un tema a sé.

Ho poi deciso di approfondire la scrittura, rendendomi conto di quanto la struttura dell’inglese influenzi il mio modo di esprimermi in italiano, creando non poche difficoltà. Gli editori con cui ho collaborato, pur apprezzando i miei racconti, mi hanno spesso segnalato la presenza evidente di interferenze linguistiche. In un primo momento non riuscivo a coglierle; solo dopo il lavoro di revisione comprendevo pienamente ciò a cui si riferivano.

Sono consapevole che superare questo ostacolo richiederà tempo e costanza. Sto studiando testi sulla scrittura, frequento un corso e continuo a esercitarmi. È un percorso lungo, ma non intendo arrendermi: desidero migliorare non solo per una realizzazione personale, ma anche per mantenere viva e autentica la mia lingua madre. Forse per questo vale la pena continuare a lottare, studiare, leggere, parlare, anche quando sembra difficile: perché in gioco non c’è solo la padronanza di una lingua, ma la custodia di una parte essenziale di noi stessi. 

Vi è mai capitato di sentire che, insieme alle parole, rischiavate di perdere anche un pezzo della vostra identità? 

Foreign Language

The difficulty of keeping one’s mother tongue active while living abroad is a real and often underestimated phenomenon. I never would have imagined that it was possible to forget one’s own language, yet it happens: like any other skill, if it is not practiced, it tends to fade. It is true that it can be regained, but not without effort and under conditions that are far from simple.

I have been living in the United States for twenty-five years, and already after the first five I realized that I was having trouble expressing myself in Italian. Despite daily contact with my family, I felt a kind of block: it was not merely a temporary lack of vocabulary — a situation that, to some extent, still persists today — but rather a loss of fluency and naturalness in expression. I read in Italian, listened to the radio, and tried to speak every day with someone in my native language, but none of this proved sufficient.

What truly helped preserve my linguistic competence was the attempt to recreate around me a small “corner of Italy.” Finding a group of friends with the same needs was crucial: sharing the language in a constant and spontaneous way allowed me to regain confidence and mastery. To further strengthen my skills, I began teaching Italian more intensively. Paradoxically, teaching foreign students sometimes involves simplifying one’s linguistic register, but that is a separate issue.

I then decided to delve deeper into writing, realizing how much the structure of English influences the way I express myself in Italian, creating considerable difficulties. The editors I worked with, although they appreciated my stories, often pointed out the evident presence of linguistic interference. At first, I could not perceive it; only after the revision process did I fully understand what they meant.

I am aware that overcoming this obstacle will require time and consistency. I am studying texts on writing, taking a course, and continuing to practice. It is a long journey, but I do not intend to give up: I want to improve not only for personal fulfillment, but also to keep my mother tongue alive and authentic. Perhaps that is why it is worth continuing to fight, study, read, and speak, even when it feels difficult: because what is at stake is not only mastery of a language, but the safeguarding of an essential part of ourselves.

Have you ever felt that, along with words, you were also at risk of losing a piece of your identity?

Comments closed